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Lo Stato degli Affari del 19 marzo 2015 - Ancora Putin, e il riposizionamento degli equilibri mondiali.

[Aggiornato: video con audio e testo dell'articolo:]

Ritorno su Putin, che, come già detto nel post Il mistero di Putin, ha fatto parlare di se la internet mainstream e 'alternativa' con le più svariate ipotesi sulla sua scorsa assenza dalle scene e su ipotetici eventuali annunci. 

Quanto segue è una delle voci, non verificata, e solo come tale va considerata, ma è in perfetta linea con il ri-assestamento degli equilibri mondiali verso un sistema più stabile e equilibrato, sempre centralizzato e guidato dalle già note istituzioni finanziarie mondiali (più qualche 'new entry' - vedi qui sotto).


Il cigno bianco e il cigno nero.

Putin starebbe per nazionalizzare la Banca Centrale di Russia, e epurare dei 'collaboratori' dell'occidente.

Abstract: il Presidente Putin è sotto forte pressione dall'esterno e dall'interno: le sanzioni occidentali e destinati crollo del prezzo del petrolio. Nonostante gli sforzi della Banca Centrale Russa (CBR) controllata dai Rotshild e l'impiego di decine di miliardi di riserve valutarie - il valore del rublo rispetto al dollaro, dunque, è diminuito del 39% quest'anno.

Putin sta per nazionalizzare la CBR e il rublo secondo la sua confidente Yevgeny Fyodorov - per raccogliere fondi per i suoi progetti (armamento). [Intervista a Fyodorov dove si confermano tali posizioni - traduzione automatica - link]

Secondo la Costituzione, il CBR appartiene ad uno Stato estero - la City di Londra - e sta prendendo ordini da Londra e Washington. Questa banca può stampare solo il denaro corrispondente alla sua liquidità in valuta estera, che non è sufficiente ai fini Putin's. La CBR deve anche comprare obbligazioni (inutili) degli Stati Uniti per i dollari pagati per il petrolio russo - in cui i dollari tornano alla FED!
[...]



Lo spostamento degli equilibri verso l'asia, in particolare la Cina, prosegue rapidamente, come sottolineato nel seguente articolo:

Fino a ieri pochi, al di fuori dei ristretti circoli dell’alta finanza, sapevano dell’esistenza della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).

Fino a ieri pochi, al di fuori dei ristretti circoli dell’alta finanza, sapevano dell’esistenza della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB).
  Nata a Pechino nel 2014, ha fatto subito una serie di mosse ad ampio raggio, concentrandosi in primo luogo su possibili "clienti" europei. Per meglio dire: azionisti europei. In America i cinesi non si sono affacciati anche perché, con ogni evidenza, la AIIB si è subito presentata come un concorrente della Asian Development Bank, che è una distillazione finanziaria anglo-americana, e che, in coppia con la Banca Mondiale, ha fatto in questi ultimi decenni il bello e il cattivo tempo in Asia.

     Il governo cinese — che continua con una linea solo apparentemente di basso profilo —  sta in realtà assumendo, una dietro l'altra, iniziative di grande rilievo strategico. Nel dicembre 2013, come si ricorderà, Pechino decise di dare vita alla propria agenzia di rating. Standard & Poor's, Moody's e Fitch si trovarono di fronte a un  competitore, il Da Gong, che puntava a sottrarre loro il giudizio di ultima istanza sulla "salute" di stati e imprese multinazionali.

 L'apparire di AIIB è di un ordine di grandezza analogo. E lo dimostra il fatto che il governo degli Stati Uniti si è adoperato con grande profusione di uomini e di mezzi, per impedire che paesi europei si facessero accalappiare in quella che Washington considera una trappola. Ma, come si dice a Londra, "business is business". E la City non ha voluto perdere l'occasione. L'Asia è il futuro per le infrastrutture, i trasporti, l'energia. E la Cina domina già ora quel mercato. Gl'investimenti che andranno in quella direzione, e con quel partner, saranno molto probabilmente assai redditizi, e ben protetti. Così la Gran Bretagna è entrata nella partita. Seguita a ruota da Germania, Francia e Italia.

    Le pressioni di Washington sono riuscite a frenare il Giappone, la Corea del Sud e l'Australia. Altri paesi, come il Vietnam, non hanno fatto nessun gesto in quella direzione. Ma sono eccezioni. Anche il Giappone e l'Australia cederanno presto, per evitare di vedersi tagliare fuori. Soprattutto la Russia non fa mistero di un grande interesse in questa joint venture finanziaria. Basti guardare la Siberia, soprattutto l'estremo oriente russo, per rendersi conto che la AIIB sarà presumibilmente lo strumento-chiave per accelerare e coinvolgere investimenti stranieri da tutto il mondo e con la "tutela" cinese.

   Del resto è altrettanto evidente che tutti i paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud-Africa), cui si aggiunge ora l'Iran, entreranno nella compagnia.  Con un concorrente di questo calibro gli Stati Uniti avranno parecchie gatte da pelare.  Ma, in realtà, anche quest'ultimo episodio non fa che confermare un dato ormai evidente. E' la Cina il nuovo punto di attrazione della finanza mondiale, il cui centro di gravità si va sempre più velocemente spostando in Asia. Modificare questo "trasferimento di potere" reale non è possibile con sistemi come il "quantitative easing". La crisi dell'economia occidentale, inclusa quella degli Stati Uniti — nonostante i dati della crescita, non si sa quanto attendibili — è nel carattere artificiale della sua finanza, sempre più scollegata dalla produzione di beni e servizi. E' l'Asia, ormai, il luogo della "produzione materiale" di ricchezza, e chi ha lo sguardo lungo comprende che solo questo è un porto relativamente sicuro, almeno nel medio termin.

   Così la Cina risponde anche ai progetti americani di ridefinizione delle regole del commercio mondiale, quelle che si stanno discutendo a tappe forzate, sia con il progetto Trans-Pacifico, sia con il TTIP trans-atlantico: entrambi con lo scopo, neanche troppo misterioso, di costringere l'intera area pacifica e quella europea, sui binari dell'interesse e del controllo statunitense.

Fonte: http://it.sputniknews.com/economia/20150318/132614.html
(segnalato da ununiverso.altervista.org)


Concludo con delle osservazioni di Philosophyofmetrics, che, come già spesso detto nei passati Stati degli Affari, è stato un precursore nel 'leggere' il fututo del 'nuovo' sistema economico multilaterale. Diversamente dagli usuali toni piuttosto cupi, le sue parole sono rassicuranti:

[Parlando del passaggio al sistema finanziario multilaterale, basato sugli SDR e non più sul dollaro, e commentando l'improbabilità di un evento 'Black Swan', annunciato da molti, afferma:] Il mondo non finirà e le luci si accendono domani. Il passaggio dal USD come unità primaria di conto è in atto passo-passo e con intenzione. Le applicazioni del mondo reale di questo modello di transizione non sono ancora chiare, ma questo è più un momento di opportunità in contrasto con la paura che viene promosso sulla base di vecchi modelli economici. - JC
http://philosophyofmetrics.com/2015/03/19/jason-the-black-swan-probability/#more-2166


articolo di:
oltre12.net


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