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Della de-personalizzazione di Dio. Dio Tutto o Dio Personale?


Di cosa si parla

È intenzione qui discutere di due concetti della divinità, il primo come entità sorgente ma personale, presente nelle proprie creature, ma rappresentabile concettualmente come distinta da esse per quanto riguarda lo stato percettivo e decisionale di esse.

Il secondo di divinità-tutto, di spirito che permea e anima tutto, senza rappresentazione personale e non separata da tutta la creazione.

pixabay.com

Progresso o regresso

La storia della spiritualità occidentale è stata bloccata per secoli in un concetto di Dio personale di tipo rituale/infantile. La concezione di Dio come vecchio saggio, amorevole ma severo, completamente descritto e raffigurato come persona esterna e ben distinta dagli uomini. Questa credenza era per lo più, per le generazioni precedenti, frutto di un indottrinamento preso per buono, al di là di significati spirituali non materialmente visibili, da cui la rappresentazione dell'aldilà come posto paradisiaco o infernale ma materiale.

In questa carenza di spirito nella religione, l'apporto della spiritualità orientale, poi confluita nel movimento detto New Age, ha consentito una riappropriazione del contatto con la spiritualità non solo formale e rituale ma più diretto e interiore.

Si tratta di un progresso o di un regresso?


"Dio Personale" rispetto a "Tutto (bene = male)".

L'esperienza dei mistici, anche nella tradizione occidentale e cristiana, travalica la percezione umana, portando l'individuo personale ad una identificazione con Dio /Tutto.

Questo non è però lo stato normale dell'umanità. Anzi, nella progressiva laicizzazione della società (abbandono del concetto Dio-giudice di tipo infantile paterno) e l'abbandono del concetto di Dio come centrale alla esperienza umana, lo stato normale dell'umanità è nella percezione di sé come persone separate e distinte dagli altri e da un eventuale Creatore.

In questo contesto l'approccio di tipo pan-teistico e basato su una intima e per lo più non raggiunta comunicazione/identificazione con Dio, richiede, per la necessaria giustificazione della presenza del male (sofferenza / contrasto) nella realtà sperimentata, una visione ben espressa nel Taoismo, della compenetrazione ed, infine suddivisione solo funzionale, dal bene dal male, del perseguitato dal persecutore, della luce dal buio, ecc... , come forze creatrici a-personali opposte ma entrambe necessarie.

Inutile sottolineare come questo si presti ai concetti massonico-satanisti della assenza di principi morali e etici soprattutto nei confronti della informe massa umana colpevole di distruggere la (pura) natura e corresponsabile dei mali da essa stessa subiti e necessari alla evoluzione della realtà. Concetti facilmente asservibili agli inganni delle menti psicotiche/dissociate, inganni finalizzati al loro dominio e presunto bene materiale (si vedano i post: Il male, che ha perso e Il Tutto, il bene/male)

L'approccio culturale, se diffuso a livello culturale di massa, di un Dio personale offre un'altra possibilità di spiegazione della escatologia del bene e del male. 

Differenziando la Creatura dal suo Creatore, esplicita ed evidenzia la Potenza della Creazione Assoluta posta in atto da una creatura che addirittura può dimenticare ed opporsi all'Essere Divino (in definitiva, da uno stato di coscienza superiore allargato, di dimenticare se stessa). È la Creazione più forte, amorevole, potente ... e anche la più difficile da sperimentare.

È questo il compito che ogni anima individualizzata, specie se nata sulla Terra, è portata a compiere.

oltre12.net



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