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Sistemi protetti da impronte digitali: sono davvero così sicuri?

Scansione Impronte: Eldorado per il Sistema e gli Hacker

di Anticorpi.info

Gli ultimi modelli di smatphone includono nuove tecnologie che definire rischiose per gli utenti, è un eufemismo. Oltre agli ormai noti chip GPS per la geo-localizzazione - cui gli utenti sono indotti a concedere l'assenso per fruire di alcune funzioni - ed ai chip NFC - per mezzo dei quali sarà possibile usare il telefono come carta di credito, nuovo passo concreto verso l'abolizione del denaro contante (v. correlati) - ora contengono un sensore per la scansione delle impronte digitali, che secondo le case produttrici servirebbe a "fare acquisti in maniera più veloce, e a sbloccare il dispositivo."

In altre parole, gli utilizzatori stanno rinunciando alla riservatezza delle proprie impronte digitali per lo sfizio di sfruttare in maniera diversa con i propri dispositivi due funzioni già espletate egregiamente da un decennio senza l'ausilio delle impronte digitali.

Si tratta di un vero e proprio Eldorado per il Grande Fratello, un tempo autorizzato alla raccolta delle impronte digitali solo durante le visite per il servizio militare ed a seguito dell'arresto dei cittadini. Dopo avere prestato il consenso a cuor leggero al trattamento dei propri dati in materia di abitudini di consumo, orientamento politico e religioso, interessi, navigazione web, spostamenti geografici, contatti e amicizie, ora milioni di utenti stanno deliberatamente auto-schedando i propri dati biometrici senza nemmeno l'ombra di una buona ragione a titolo di contropartita.

Naturalmente i produttori dei dispositivi assicurano che le scansioni delle impronte digitali saranno archiviate localmente solo sui dispositivi in possesso degli utenti, tuttavia alla luce delle rivelazioni di Edward Snowden sul famigerato programma Prism della NSA, non si può che dubitare fortemente di tali affermazioni.

Di solito gli utenti giustificano la scelta di rinunciare alla propria privacy con l'argomento del 'non avere nulla da nascondere'.

La prima obiezione a tale ingenuo modo di pensare - di ordine etico e politico - è stata evidenziata in un articolo pubblicato tempo fa su questo blog:

    "Se non ci da fastidio che qualcuno da qualche parte ci osservi a piacimento, ascoltando le nostre conversazioni e monitorando i nostri movimenti, stiamo ammettendo di essere degli schiavi ubbidienti. La sorveglianza invisibile è una forma assai insidiosa di controllo del pensiero, e quando utilizziamo la logica del 'non ho nulla da nascondere quindi ben venga la sorveglianza' stiamo implicitamente ammettendo la nostra sottomissione ad un padrone e la nostra rinuncia alla sovranità della nostra mente e del nostro corpo." (v. correlati).

La seconda obiezione - di ordine assai più concreto - scaturisce dai rischi oggettivi corsi da coloro che decidano di auto-schedare le proprie impronte. Infatti le case produttrici riconoscono che le impronte digitali potranno essere utilizzate per identificarsi prima di acquistare le app presso gli store online, in remoto, elemento che conferma che le impronte saranno catalogate al'interno di banche dati remote; altrimenti non sarebbe possibile effettuare il raffronto all'atto degli acquisti.

Il punto, da tenere in debita considerazione, è che tali banche dati potrebbero essere violate tramite hackeraggio, elemento che rappresenta un rischio per gli utilizzatori, dal momento che una volta in possesso delle impronte digitali di un ignaro utente, grazie alle tecnologie di stampa 3D non sarebbe complicato riprodurle in formato tridimensionale ed utilizzarle per disseminare falsi indizi all'interno di una qualsiasi 'scena del crimine.'

Secondo uno specialista di sicurezza di CNET:

    "Sono sicuro che qualcuno in possesso di una buona copia di un'impronta digitale e una decente capacità di ingegneria dei materiali, o anche solo di una stampante di buon livello - sarebbe in grado di farlo. (...) Se il sistema è centralizzato, ci sarà un ampio database di informazioni biometriche che sarà vulnerabile alle violazioni da parte degli hacker."

Non sarà forse il momento di fermarsi a riflettere su quanto potrebbero costarci i nostri nuovi, apparentemente innocui giocattoloni digitali?

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