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Giuliana Conforto: Vogliamo l’utopia. È impossibile? No, oggi è possibile e realizzabile.

Il ritorno all’età dell’oro

kiuko . flickr . CC licence
Dopo il 21 dicembre 2012, molti hanno tirato un sospiro di sol­lievo. Il mondo non è finito e la profezia dei Maya non si è avve­rata. Eppure qualcosa è successo.

L’evento è stato invisibile, ma sensibile, toccante non solo per l’attesa che ha suscitato a livello mondiale, ma anche perché ha segnato il definitivo tramonto di una vecchia era e l’inizio della notte che precede l’alba di quella nuova.

È una sensazione diffusa, per me una certezza: il mondo non fun­ziona, è in preda a una follia sempre più acuta, in una crisi che coinvolge tutti i livelli, umano, sociale e politico.
La “democrazia” significherebbe “governo del popolo”.

Quali “democrazie” fanno gli interessi dei popoli, garantiscono la distribuzione equa delle risorse, le pari opportunità, la salute dell’uomo e dell’ambiente? Sono di fatto paralizzate da schiera­menti “opposti”, poli che discutono sempre e non trovano mai i modi per realizzare la reale giustizia, la prosperità e il benessere, il bene di tutti e di tutto.

Vogliamo l’utopia.

È impossibile? No, oggi è possibile e realizzabile. Dobbiamo “pene­trare le pieghe sublimi della natura” come scriveva Giordano Bruno e “porgere l’altra guancia” come diceva Gesù Cristo.

Questi suggerimenti servono non a fare i buoni, i santi, gli eroi o magari i navigatori, come si dice di noi italiani, ma ad abbando­nare le armi utili all’esercizio del potere. Sono le vie da percor­rere se vogliamo scardinare in modo pacifico, utile al bene co­mune, l’inganno alla base del sistema mondiale: una “cono­scenza” che ignora il significato della Vita.

Qui in Europa abbiamo gli strumenti e lo spessore culturale neces­sari per comprendere che la “conoscenza” è un enorme bluff di cui siamo tutti responsabili in un modo o nell’altro.

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fonte: Il ritorno dell’età dell’oro

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